La sinistra italiana si è prontamente messa l’elmetto per fare la guerra a Donald Trump nel nome di Pedro Sanchez, il premier spagnolo che ha osato dire di «no» agli Usa. Diventando a tempo zero il nuovo conducador anti-destre. Sì, perché anche la guerra contro il regime iraniano viene usata per scatenare l’ennesima crociata, non solo contro il presidente Usa, ma soprattutto contro il governo italiano. Si legge anche in questa chiave la telefonata Schlein-Sanchez di ieri pomeriggio. Per dare sostanza a una cosa che non ce l’ha, i vari esponenti della sinistra usano argomentazioni che, nel migliore dei casi, generano perplessità. La campionessa del paradossale è come sempre Elly Schlein, che tra un’intervista a La Stampa e un intervento ad Agorà, regala perle di una certa levatura. Come quando teorizza che oggi sotto le bombe americane c’è l’Iran, ma in futuro, se vincessero le sinistre, potremmo esserci noi: «E se domani il problema siamo noi? Qual è il criterio se vale soltanto la legge del più forte? Se il problema fosse Sanchez, che Musk ha definito un traditore e Trump minaccia di sanzionare? O qualcuno che vince in futuro in Italia?». Poi, certo, la leader Pd spiega che «Abbiamo sempre detto che in Iran il regime brutale non dovesse sviluppare armi nucleari ma che la strada è quella negoziale, non dei bombardamenti». Peccato che la soluzione negoziale ha portato il regime ha sviluppare un programma nucleare, che a sua volta ha portato alla guerra. Ma non ditelo a Schlein.
Così il Pd si allinea a Sanchez per fare la guerra a Trump | Libero Quotidiano.it
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