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Ultimo aggiornamento: 17:14
Pedro Sànchez leader del Pd e premier del governo italiano. Che manda a ramengo non una, nè due ma tre volte il super Trump. Lo zittisce, lo annulla, lo capovolge. Senza nascondersi anzi presentandosi “a testa alta” davanti al suo Paese e spiegando il disastro in cui ci sta ficcando l’alleato di Washington, la deriva bellica della filosofia Usa, il principio della forza come esercizio suprematista del diritto e l’abbandono di ogni convenzione internazionale, di ogni regola che fino a ieri organizzava la vita degli Stati e ne stabiliva i vincoli e i limiti.
L’avrebbe fatto? Sànchez avrebbe potuto pronunciare a Roma il discorso che ha dato a Madrid?
Siamo certi che – se avesse avuto l’ardire – dopo un minuto sarebbero partite cannonate sul suo capo. La destra avrebbe tacciato come “eversive” le sue parole: una dichiarazione di guerra al nostro alleato storico. La Rai avrebbe schierato Bruno Vespa, indispettito e mortificato per la figuraccia, e poi la serie di canterini affannati, e la schiera dei sondaggisti addolorati, e il gruppo degli esperti, anzi espertissimi di cose americane a illustrare la ritorsione certa di Trump e il de profundis per la nostra economia. Quante interviste, quanti industriali già con le lacrime agli occhi e la cenere sul capo?











