È uno scontro aperto, aspro, quello tra il premier spagnolo Pedro Sanchez e il presidente statunitense, Donald Trump. E che però, tra dichiarazioni della Casa Bianca e immediate smentite del Governo di Madrid, rischia di sfociare nel grottesco, perfino in un contesto così drammatico. La mattina del 4 marzo, Sanchez ha ribadito la condanna degli attacchi lanciati da Usa e Israele sull’Iran. È la posizione espressa fin dal primo giorno ed è la risposta a Trump, che minaccia di interrompere ogni legame commerciale con Madrid: una sorta di embargo, come ritorsione per il rifiuto di mettere a disposizione le basi militari sul territorio spagnolo, anche solo per operazioni di supporto.

«Non saremo complici»

Sanchez si è rivolto alla nazione in un discorso al Palazzo della Moncloa. E ha alzato ancora i toni, ha criticato i leader che «usano la nebbia della guerra per nascondere il loro fallimento. È così che iniziano i grandi disastri dell’umanità. Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone. Non saremo complici solo per paura di ritorsioni». Un messaggio inequivocabile, che ha suscitato la reazione stizzita del segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, secondo il quale il no della Spagna all’uso delle basi avrebbe messo in pericolo la vita di cittadini americani.