Il regista ritorna al mito di Elvis Presley, con un documentario costruito attraverso video e materiali inediti. Che svela un uomo diverso dal Re del rock & roll: “Per me è stata la scoperta del secolo”

di Roberto Croci

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Quattro anni dopo aver fatto indossare ad Austin Butler i costumi del king of rock & roll (per il film Elvis: 300 milioni di dollari, otto nomination agli Oscar e quattro premi Bafta solo nel 2022), Baz Luhrmann riporta in sala la leggenda di Memphis in una biografia non fiction. EPiC: Elvis Presley in Concert (dal 5 marzo nelle sale) è il frutto di una ricerca che ha appassionato il regista australiano fin dai tempi della lavorazione del primo biopic. “Stavamo raccogliendo materiale per Elvis quando venni a sapere dell’esistenza di filmati inediti”, racconta Luhrmann. Erano più che altro video girati negli anni 70 che, si diceva, mostrassero il Re del rock sul palco dei suoi ultimi tour e nella sua villa di Las Vegas. “Mi avevano detto che quel materiale era impossibile da reperire perché era andato perduto per sempre... Ma mi ficcai in testa di cercarlo, per il film sarebbe stato davvero prezioso”.

Così mette insieme una vera task force, comincia a spulciare tra i Graceland Archives (un tesoro con 1,5 milioni di memorabilia sulla vita personale e la carriera di Elvis) e quelli della Warner Bros. “Ero ossessionato, dovevo capire se quei documenti erano solo una leggenda o esistevano davvero”. E infatti c’erano eccome. “Trovammo 59 ore di filmati in Super8 mai visti prima”. Molto si deve a Angie Marchese, vicepresidente e curatrice dei Graceland, che ha contribuito alla ricerca portando alla luce materiali inediti che lo stesso Presley aveva archiviato nella sua villa.