Finalmente, al centro, c’è la musica di Elvis Presley. Senza inutili distrazioni di sorta che, a ben guardare, hanno rovinato la sua immagine. E' uscito nelle sale in giorni “Epic, Elvis Presley In Concert” di Baz Luhrmann (in alto una scena del film) che punta il suo obiettivo quasi esclusivamente su un particolare periodo della vita del cantante. Immagini, interviste e suggestive voci fuori campo risalgono ad un lasso di tempo che va dal 1969 al 1977. Elvis ha da poco smaltito la sbornia cinematografica delle (inutili) pellicole californiane e torna nel suo posto preferito: il palco.
È stato calcolato che, a Las Vegas, Presley aveva totalizzato la bellezza di almeno 600 concerti, anche due in uno stesso giorno. E proprio qui arriva la sorpresa. Luhrmann, dopo aver raccolto una valanga di materiale, ci fa vedere la meticolosità del cantante nel gestire il coro, nell’indirizzare i musicisti, la scelta dei brani per tenere il pubblico sempre attento. Certo, questa è l’epoca degli abiti sfarzosi con tanto di mantelli, ma è anche il periodo in cui le distrazioni non sembrano dominare. La telecamera insegue gli ingorghi stradali del suo pubblico per le vie di Las Vegas, le corse nell’auto per limitare le urla dei fan, lo sfinimento dopo ore di musica e di frenetiche esibizioni sul palco.








