Se il 2025 è stato l'anno di Guillermo del Toro con 'Frankenstein', per i fan di Mary Shelley e del revival gotico ottocentesco il 2026 è tutto per 'La sposa!'. Al cinema dal 5 marzo, il nuovo film della Warner Bros.

nasce dall'urgenza della regista Maggie Gyllenhaal di colmare un vuoto. "Ho visto 'La sposa di Frankenstein' (l'horror del 1935 che per primo diede una moglie al Mostro, ndr) e ho notato che la donna pur interpretata in modo così intenso e iconico da Elsa Lanchester, dice a malapena un paio di battute. Non ha voce - riflette la cineasta - Quella è stata la scintilla iniziale. Mi sono chiesta cosa potesse pensare o provare, soprattutto perché si trova in una situazione folle: riportata in vita senza il suo consenso per essere la moglie di qualcuno che non ha mai incontrato". Ambientato nella Chicago del 1930, con un tocco punk rock e un cast di star tra cui Jessie Buckley nel ruolo della Sposa e Christian Bale nel ruolo del Mostro, il film ha avuto una gestazione di oltre quattro anni. Con loro anche Peter Sarsgaard, Annette Bening, Penélope Cruz e Jake Gyllenhaal, chiamati a dare vita alla vicenda di una Creatura solitaria che chiede alla scienziata Dr. Euphronious (Bening) di creare per lui una compagna. Dopo essersi imbattuta nel classico in bianco e nero, Gyllenhaal è corsa in libreria: "Ho una laurea in letteratura inglese, ma non avevo mai letto 'Frankenstein'! Assurdo - confessa durante una conferenza stampa virtuale - È un libro incredibile. Ma ho chiuso l'ultima pagina e segretamente, forse pericolosamente, ho cominciato a chiedermi se Mary Shelley avesse altro da dire. Qualcosa che nel 1820 non solo era impossibile da pubblicare, ma anche da pensare". Per la regista, sceneggiatrice e produttrice newyorkese scatta una vera ossessione: "Non se ne andava più. A volte immaginavo che stesse parlando attraverso di me. A casa ormai, se per esempio c'è corrente e sbatte la porta, mi viene da dire: 'Oh, ciao Mary!'".