Il conflitto in Iran ha effetti anche sugli scambi commerciali di prodotti agricoli, in particolare del fresco.
La chiusura dello stretto di Hormuz sta infatti creando tensioni su più fronti: non solo l'aumento dei costi dell'energia e del petrolio, ma anche lo stop alle consegne in programmazione preoccupa gli imprenditori agricoli che esportano in quelle zone.
"Ci sono grossi problemi per la frutta, - spiega il presidente della Fnp (Federazione nazionale di Prodotto) Frutticoltura di Confagricoltura, Michele Ponso - in particolare per quanto riguarda le mele. Ci sono navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono arrivare a destinazione. Inoltre, sono già arrivate moltissime disdette di ordini per le prossime settimane".
Con 2,3 milioni di tonnellate, l'Italia è il secondo produttore europeo di mele, dopo la Polonia, e il secondo Paese al mondo per export, subito dopo la Cina, con 945mila tonnellate vendute, pari al 12,2% del totale mondiale.
L'Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco, con un valore di circa 70 milioni di euro, dopo la Germania e la Spagna. L'intero Medio Oriente vale oltre 151 milioni. "Si tratta quindi di una piazza importante, - aggiunge Ponso - tantopiù in un momento delicato per la campagna delle mele, in cui quasi la metà del nostro prodotto raccolto deve ancora essere venduta".











