ROMA – Nel giro di 16 anni nella metalmeccanica si sono persi oltre 103 mila posti di lavoro e oggi sono quasi 150 mila le persone coinvolte in crisi industriali. Lavoratori che sono a rischio. Secondo l’ultimo report della Fiom-Cgil nell'andamento dell'occupazione nella industria metalmeccanica tra il 2008 e il 2024 si è passati da 2.088.424 addetti a 1.984.649.
La perdita occupazionale "sarebbe stata maggiore se non ci fosse stato un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali". Utilizzo che continua e aumenta: confrontando il 2024 e il 2025 emerge che le ore di cassa integrazione autorizzate passano da 260.382.235 a 308.858.366 nel 2025, con un balzo di quasi 50 milioni (48.476.131) ore in più di cassa integrazione. Le ore autorizzate nel 2025 corrispondono a oltre 148mila posti di lavoro. “Nel nostro Paese sono a rischio quasi 149.000 lavoratori metalmeccanici. E la situazione non sembra evidentemente migliorare", dice Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil presentando i dati. La fotografia è quella di un comparto sempre più debole: in media nell'Unione Europea un'impresa metalmeccanica conta 43,75 addetti, a fronte dei 29,88 dell'Italia. E il divario aumenta tra Italia, sempre più piccole, e Germania, sempre più strutturate. Imprese che sono preda di gruppi stranieri: "Le acquisizioni di imprese italiane metalmeccaniche dall'estero durante il governo Meloni nel periodo tra novembre 2022 e gennaio 2026, sono state 255 di maggioranza e 60 di minoranza, oltre a 16 incrementi di capitale e 3 joint venture”. Tra le imprese acquisite dall'estero è in via di completamento l'operazione relativa a Iveco in favore di Tata Motors, mentre è stata completata l'acquisizione di Piaggio Aero da parte dell'azienda turca Baykar Makina. E De Palma chiede un tavolo a Palazzo Chigi per affrontare il problema della deindustrializzazione del Paese.







