Tra il 2008 e il 2024 nell’industria sono stati persi 103.775 posti di lavoro, si è passati da 2.088.424 a 1.984.649 addetti. Ma la perdita occupazionale sarebbe stata maggiore se non ci fosse stato un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali. Limitando il confronto tra il 2024 e il 2025, emerge una crescita di quasi 50 milioni di ore in cassa integrazione; lo scorso anno l’Inps ha autorizzato quasi 309 milioni di ore che corrispondono ad oltre 148mila posti di lavoro rimasti fuori dall’attività produttiva.

La fotografia scattata dalla Fiom, nello studio sullo”Stato e tendenze dell’industria metalmeccanica italiana”, evidenzia tutte le difficoltà del settore, la caduta della produzione di importanti comparti (auto, elettrodomestici), le debolezze strutturali (la piccola dimensione d’impresa) che si riflette nei 42 tavoli di crisi aperti al Mimit. «Continuiamo a chiedere una convocazione a livello di Presidenza del consiglio per aprire un confronto con il governo sul piano straordinario per l’industria - spiega il segretario generale della Fiom, Michele De Palma -. Corriamo il rischio che la situazione di crisi diventi irreversibile per il nostro sistema industriale».

Il crollo della produzione di auto ed elettrodomestici