Scriviamo all’inquietante Armata che si va formando al di là della Manica, specchio degli inconfessabili interessi dell’industria delle armi anglosassone, sperando che vi sia ancora un barlume di ragionevolezza per scongiurare il peggio. Vorremmo dire che il nostro appello è anzitutto rivolto ai leader, al signor Roosevelt e al signor Churchill, se non avessimo la drammatica consapevolezza che essi sono soltanto due burattini mossi dal Grande Destabilizzatore legato alla causa sionista, che specula anche su una ipotetica persecuzione che sarebbe in atto nei confronti degli ebrei sul Vecchio Continente (anche se vi fosse, in ogni caso, non sarebbe venuta dal nulla, ma occorrerebbe indagarne le cause profonde).

In ogni caso, l’appello umanitario che ci sentiamo di condividere è il seguente: fermatevi, non fate il passo nell’abisso, che l’intenzione sia sbarcare al Pas de Calais o sulle coste della Normandia, rinunciate. Non vogliamo un mondo guidato dalla logica del più forte, non vogliamo stabilire un precedente pericolosissimo, quello per cui con la scusa di abbattere una dittatura (da cui ci siamo sempre dissociati nei nostri comunicati) si possono impunemente attaccare e invadere un Paese e un continente intero. Non possiamo rinunciare al diritto internazionale quale strumento essenziale e insostituibile per dirimere le controversie, non possiamo avallare un’escalation che rischia seriamente di andare fuori controllo (c’è gia chi parla di “andare fino a Berlino”, una follia), all’opposto dobbiamo lavorare per una de-escalation che restituisca alla politica la sua centralità e contrasti l’avidità del tecno-capitalismo che punta solo a massimizzare i profitti con la guerra a oltranza.