Nel 1943 i Paesi che erano riusciti a mantenersi neutrali nell’Europa dilaniata dalla guerra erano stati percorsi da un moto di orrore quando era giunta l’eco dell’Operazione Gomorrah degli Alleati sulla città di Amburgo. D’accordo, i nazisti erano quelli che erano, avevano compiuto crimini su crimini e sparso il terrore ovunque fossero arrivati i soldati di Hitler; avevano rinchiuso gli ebrei nei ghetti, poi li avevano perseguitati, poi li avevano sterminati; nei lager erano finiti i nemici del Reich. Tutto dimenticato, adesso. Gli Alleati combattevano per la democrazia, contro la tirannia, per uomini donne e bambini, e avevano ridotto in cenere una città come Amburgo i primi di agosto del 1943, studiando e applicando la “Tempesta di fuoco”. I morti si contavano a decine di migliaia. Civili. Era troppo per Svizzera, Svezia e Portogallo; più cauta la Spagna di Franco che s’era chiamata fuori dalle lusinghe di Hitler. Quel massacro portato dal cielo per abbreviare la guerra e vincerla, nel nome della libertà, dei diritti e della pace, era diventato improvvisamente intollerabile. C’erano movimenti di attivisti e di esponenti della società civile che non volevano rimanere a guardare.

Gli attivisti si erano attivati, gli esponenti si erano esposti, perché anche i tedeschi, sotto alla croce uncinata, erano dei poveri cristi. Affamati per le privazioni di guerra, senza medicinali come la penicillina che erano esclusiva del nemico, costretti a stare rintanati nelle cantine e nei rifugi perché gli americani bombardavano di giorno e gli inglesi davano il cambio di notte. Non era umano. Cominciarono a spuntare un po’ dappertutto le bandiere rosse con la svastica, fiorirono prese di posizione e pressioni sui governi svizzero, svedese e portoghese. Cominciarono le università a bandire Shakespeare dai convegni, poi i rettori a sospendere gli accordi con gli atenei dei Paesi alleati. Poi gli studenti cominciarono a manifestare a favore dei tedeschi, piantando le tende e a difesa della civiltà tedesca nella morsa della barbarie anglosassone, e a reclamare che i colossi degli armamenti sospendessero le forniture di dinamite, cannoni, esplosivi, armi portatili, carri, aerei e persino cuscinetti a sfera. Dopo il boicottaggio la parola passava ai professionisti della protesta.