I sempre vigili gendarmi della memoria sono sembrati stranamente appisolati, i maestrini sono rimasti con la penna rossa insolitamente a mezz’aria, i moralisti abituati ad agitare il ditino all’insù hanno nascosto la mano senza neanche lanciare pietre. I portatori d’acqua del politicamente corretto e della partigianeria di partito hanno lasciato scivolare via in un silenzio omertoso il 15 settembre, anniversario tondo (novanta anni esatti) da quella vergogna senza tempo per l’intera umanità che va sotto il nome di Leggi di Norimberga.

L’annuncio venne fatto ufficialmente da Adolf Hitler, nel 1935 al settimo raduno annuale del partito nazista, assieme alla convocazione straordinaria del Reichstag per approvare due provvedimenti che davano veste legale alla discriminazione e alla persecuzione degli ebrei. Qualcosa che andrebbe invece ricordato soprattutto adesso che i violenti rigurgiti antisemiti, mascherati dal falso spirito libertario intriso di manipolazione e strumentalizzazione del passato e del presente, evocano quei tempi spalancati sull’abisso dell’orrore. Ma autoproclamati gendarmi, maestrini, moralisti e politicamente corretti sempre dalla parte giusta (la loro), sono troppo in orgasmo pro Pal, in apprensione pro Flotilla e in lacrime pro Gaza svincolate da quelle del 7 ottobre, per ricordare cosa erano e cosa significarono le immonde Leggi di Norimberga.