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Blitz mirati, raid, virus informatici. Gli attacchi solo l’ultimo atto della strategia Usa-Israele

Tutto nasce dalla Bomba. Quella nucleare. Che nessun paese al mondo e nessun analista (ad esclusione di Alessandro Orsini) vorrebbero nelle mani degli Ayatollah. Nonostante, questi ultimi, ci stiano lavorando da almeno trent'anni. Oggi, giustamente, ci preoccupiamo delle possibili conseguenze della guerra. Quelle geopolitiche, è ovvio, e quelle economiche. Ma fermatevi a pensare un solo istante a come vivremmo oggi, se solo avessimo il sospetto che da quelle parti ci fosse una valigetta nucleare. Quella con i bottoni rossi di Stranamore. Alcuni osservatori stanno criticando americani e israeliani per i risultati, considerati inutili, della recente guerra dei 12 giorni, che avrebbe dovuto annientare il programma nucleare iraniano. È stato solo un capitolo di una lunga cronaca, più o meno segreta, che si è svolta negli ultimi 15 anni. È solo grazie al Mossad e agli eserciti israeliano e americano, solo grazie a loro, che le monarchie sunnite del Golfo, che Israele è ovvio, e noi Europei, possiamo stare al sicuro atomico. La Bomba oggi non c'è, e domani non ci sarà, non per la benevolenza degli Ayatollah o per le pressioni degli intellettuali oggi indignati per la guerra: ma per il lavoro sporco fatto. Talvolta platealmente, come in queste ore, più spesso dietro la quinte.