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Ultimo aggiornamento: 10:32

Una soffiata di Netanyahu a Trump, all’origine dell’attacco militare del 28 febbraio. Il premier israeliano avrebbe rivelato al presidente americano una riunione segreta, della Guida Suprema Alì Khamenei con tutti i suoi principali consiglieri: un’occasione unica per decapitare la leadership iraniana a suon di bombe. Bibi avrebbe informato la Casa bianca lunedì 23 febbraio, in una telefonata al Tycoon nella situation room. L’episodio all’origine del conflitto è stato rivelato dalla testata americana Axios.

Secondo il sito, negli ultimi due mesi i due leader hanno comunicato spesso: 2 incontri e 15 telefonate nei 60 giorni precedenti il raid contro Teheran. Già prima del discorso sullo stato dell’Unione, Trump avrebbe preso in seria considerazione l’ipotesi dell’attacco. Per non spaventare l’ayatollah spingendolo a nascondersi, il presidente avrebbe volutamente scelto di lasciare sullo sfondo la questione iraniana.

Giovedì 26 febbraio, due giorni prima del bombardamento, la conferma decisiva della Cia: l’incontro con Khamenei sarebbe avvenuto effettivamente 28 febbraio, un’occasione unica secondo l’agenzia. Quarantotto ore prima, mentre i servizi davano via libera, gli inviati di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff certificavano lo stallo nei negoziati con Teheran. A quel punto, con la via diplomatica senza risultati, venerdì 27 febbraio Trump avrebbe dato l’ordine definitivo, alle ore 15:38, secondo Axios. Undici ore dopo ecco le bombe su Teheran e la morte di Khamenei.