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13 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 20:44

Non ci sarebbe stato alcun attacco all’Iran senza il sostegno degli Stati Uniti. Quella sul reale coinvolgimento dell’America nel raid israeliano è la domanda che gli osservatori di tutto il mondo si sono fatti nelle ore immediatamente successive ai bombardamenti. E a fornire loro una risposta è direttamente il primo ministro, Benjamin Netanyahu, che parla per la prima volta in video dopo la nuova offensiva contro il principale rivale dell’area: “Speravo che gli Stati Uniti non si opponessero all’attacco contro l’Iran, ma non avevamo scelta – ha affermato – Senza il loro appoggio forse non avremmo lanciato l’attacco, ma l’alternativa era che saremmo morti tutti”. E ha poi precisato che Washington era stata informata preventivamente del raid lasciando nelle mani del presidente Donald Trump ogni futura decisione: “Da questo momento in poi, spetta a lui decidere come proseguire”.

Molto dipenderà da come il regime degli ayatollah deciderà di rispondere all’ultimo attacco al cuore del Paese, con almeno 78 persone morte e oltre 300 ferite, con vertici militari uccisi e siti per l’arricchimento e lo stoccaggio dell’uranio presi di mira. Da Tel Aviv, però, Netanyahu motiva questo atto che fa impennare di nuovo la tensione in Medio Oriente come una mossa che non poteva non essere presa per il bene del suo Paese, sostenendo che fosse necessario fermare il programma nucleare iraniano che a suo dire minacciava l’esistenza stessa dello Stato israeliano. Ha inoltre sottolineato di aver cercato attivamente il sostegno americano: “Quella responsabilità era mia e del ministro per gli Affari strategici Ron Dermer. Abbiamo avuto lunghi colloqui con loro”.