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Giordano svela, come in un romanzo, la lotta per il capitale dei Signori delle banche. Ma sottovaluta gli scenari regolatori

Ci sono libri che spiegano i meccanismi del sistema bancario con grafici, formule e regolamenti. E poi c'è "I re di denari", sottotitolo "Intrighi, segreti e potere dei signori delle banche. Alle spalle dei risparmiatori" (Rizzoli, pagg. 208, euro 19; in libreria domani). È l'ultima provocazione di Mario Giordano. Qui la finanza non è un insieme di algoritmi, ma un teatro di potere: una guerra silenziosa combattuta tra consigli di amministrazione, fondazioni bancarie e salotti buoni. Non è un saggio tecnico, ma una cronaca dietro le quinte. Già nella prefazione Giordano chiarisce la sua cifra narrativa, immaginando un dialogo con il padre, un uomo comune lontano dai grandi salotti della finanza. È un espediente semplice ma potente: il padre, pur avendo militato in una banca fino a diventarne dirigente, rappresenta il risparmiatore comune, quello che ha sempre visto la banca come un'istituzione solida e quasi paterna. Attraverso quel confronto ideale, l'autore costruisce un ponte tra l'alta finanza e la quotidianità, mostrando come le grandi manovre non siano affari lontani, ma scelte che incidono sulle vite di tutti.