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Chi recita la parte della vestale ferita, e invoca l'Antitrust come se le banche fossero cartelli segreti da smantellare, farebbe bene a ricordare che la concorrenza bancaria non è una corsa a chi regala di più, né una lotteria

L'Italia è l'unico Paese al mondo dove gli utili bancari fanno quasi più scandalo dei fallimenti bancari. Curioso, per un Paese che per dieci anni ha invocato banche più solide, più efficienti, più patrimonializzate, quando queste ci riescono, ecco il coro moralista: guadagnano troppo. Come se il profitto debba avere un limite morale. Colpisce poi il tono da manuale di economia pianificata: i margini sono più alti che altrove, segno che la concorrenza non funziona, quindi bisogna intervenire. Come dire che il bar sotto casa che riesce a sopravvivere a caro bollette e tasse comunali, va multato perché ha troppi clienti.

Per converso, ecco compiersi il solito miracolo laico: si trasforma una legittima misura fiscale in un processo sommario, e una valutazione economica in una guerra di religione. Da una parte, i pasdaran del mercato purissimo, convinti che qualsiasi profitto sopra la media sia un diritto divino; dall'altra, i sacerdoti del populismo fiscale, per cui ogni euro in più di utile (rispetto a cosa, non si capisce), è una colpa da redimere con una mazzata del 10-15 per cento.