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I Paladino costretti a chiudere la holding sommersa di debiti. Nonostante due decreti del compagno-premier

Revisori dei conti che cambiano vorticosamente, società che mutano in continuazione nome, forma e indirizzo, assorbendosi e controllandosi a vicenda, piani di risanamento che partono e non arrivano. È questo il quadro delle attività imprenditoriali di Olivia e Cristiana Paladino, albergatrici e immobiliariste romane, figlie del napoletano Cesare Paladino, per anni patron del Grand Hotel Plaza di via del Corso. Un piccolo impero ora schiacciato dai debiti, nonostante che per due volte dal governo siano venuti decreti in grado di rinviare il crac: entrambi i decreti portano la firma del presidente del Consiglio di allora Giuseppe Conte. Ovvero il compagno di Olivia Paladino.

La decisione delle sorelle Paladino di mettere in liquidazione le due società di famiglia, raccontata dal Giornale il 28 marzo, è stata in realtà il punto di approdo di una vita travagliata, in cui le capacità imprenditoriale della famiglia non sono riuscite a tenere a galla un gioiello come il Plaza, ora destinato a passare di mano.