Accuse, avvertimenti, minacce di embargo. La guerra all’Iran inizia a coinvolgere anche l’Europa, che rischia di trovarsi tra l’incudine e il martello. Dopo che Francia, Germania e Regno Unito hanno parlato di «azioni difensive» nel Golfo per annichilire le operazioni iraniane, il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, ha avvertito che qualsiasi iniziativa del genere «sarebbe un atto di guerra». Mentre da Washington, Donald Trump è tornato a puntare il dito sugli alleati del Vecchio Continente inviando segnali molto chiari su chi considera affidabile e chi no. Una resa dei conti, arrivata mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz era al suo fianco per un summit che per Berlino doveva esser cruciale.
Nel mirino di Trump è entrata soprattutto la Spagna, colpevole, per il tycoon, di non avere concesso l’uso delle basi di Rota e Moron per lanciare gli attacchi all’Iran. «Non ci stanno facendo pressioni, siamo alleati della Nato», aveva assicurato il ministro degli Esteri di Madrid, José Manuel Albares. E invece, la mossa del premier Pedro Sanchez ha fatto infuriare eccome il presidente Usa, al punto che ieri ha avvertito che si sarebbe vendicato con una pesante ritorsione commerciale. «Taglieremo tutti gli scambi con la Spagna, non vogliamo avere niente a che fare con la Spagna», ha tuonato The Donald dallo Studio Ovale. «Potremmo fare un embargo domani», ha continuato il capo della Casa Bianca, dicendo di avere dato istruzioni al segretario Scott Bessent per interrompere gli accordi con Madrid. Mentre dalla Spagna hanno ricordato che gli Usa devono rispettare i patti presi con l’Unione europea.












