Ieri il presidente americano Donald Trump ha ricordato come fra gli obiettivi del conflitto ci sia la neutralizzazione dell’arsenale iraniano di missili balistici: «Stiamo distruggendo le capacità missilistiche degli iraniani e la loro capacità di produrne di nuovi. Il programma missilistico cresceva in modo rapido e drastico, e poneva una colossale minaccia all’America e alle nostre forze all'estero. Il regime aveva già missili capaci di colpire l’Europa e le nostre basi e sarebbe stato presto capace di raggiungere la nostra bella America».

Lo sviluppo di missili balistici da parte dell’Iran era stato nel 2018 il motivo per cui Trump, al primo mandato, aveva ritirato gli USA dal patto JCPOA con l’Iran che limitava l’uranio, ma non i vettori. I missili a maggior gittata di cui dispone l’Iran come Khorramshahar, Kheibarshekan, Emad, Seijii e Ghadr-110, arrivano fra 1400 e 2000 km, ma resta il timore che Teheran possa sviluppare un vettore intercontinentale partendo dai suoi razzi spaziali, come Safir, Simorgh e Qaem, da cui si potrebbero in futuro ricavare razzi in grado di far arrivare una testata nucleare fino al Nordamerica.

Poiché Trump quantifica in almeno 4-5 settimane la possibile durata della guerra, ci si chiede in che misura le forze iraniane possano sostenere un ritmo di lanci missilistici di rappresaglia paragonabile a quello di questi primi giorni di guerra. Un funzionario della sicurezza USA ha comunque anticipato che ci si aspetta «una diminuzione del tasso di lanci dell’Iran». Finora si stima che l’Iran abbia lanciato almeno 200 ordigni balistici, oltre a 700 droni. La maggior parte intercettata dai sistemi antimissile israeliani, americani e dei paesi alleati della regione, come le batterie Patriot e THAAD, oltre allo scudo multistrato israeliano costituito dai sistemi Iron Dome, David’s Sling e Arrow.