Gli Stati Uniti stanno offrendo una carota diplomatica all’Iran mentre il bastone, la portaerei USS Abraham Lincoln e il suo gruppo da attacco, continua a fare rotta verso la regione.

Fra giovedì e venerdì l’opzione di un attacco americano contro gli ayatollah massacratori di manifestanti è passata in secondo piano. Il nuovo atteggiamento di Donald Trump, che pure aveva promesso sostegno ai manifestanti contro il regime teocratico, è dovuto sia alla sua nota volatilità sia a valutazioni pragmatiche. Pur mostrando segni di difficoltà, il regime di Teheran appare ancora capace di mantenere il controllo del Paese. Secondo l’Institute for the Study of War (ISW), vi sono indizi di crisi quali: diserzioni, benché limitate, tra le forze di sicurezza, l’aumento delle vittime tra gli apparati repressivi e il ricorso a milizie straniere. Inoltre, la presenza di funzionari cinesi, russi e nordcoreani suggerirebbe una ricerca di supporto esterno per la repressione.

Altri segnali includono la fuga di capitali, l’estensione delle proteste nelle zone di confine e gli attacchi a strutture chiave e simboli del potere. Tuttavia, sottolinea l’Isw, il regime ha reagito con un livello di forza e letalità molto superiori rispetto al passato – indicativo del timore di perdere il controllo della situazione – riuscendo così a imporsi.