Parigi, Francia – “Dobbiamo rafforzare la deterrenza nucleare francese di fronte all'insieme delle minacce e dobbiamo ripensare la nostra strategia di deterrenza nel continente europeo [...] con la progressiva attuazione di quella che definirei una deterrenza avanzata”, ha annunciato il presidente francese Emmanuel Macron lunedì 2 marzo. Alla base militare dell’Île Longue, nel nordovest del Paese, davanti ad un sottomarino nucleare di dimensioni impressionanti, Macron aveva gli occhi dell’Europa (e non solo) puntati su di lui.Due giorni dopo l’inizio dei bombardamenti israelo-statunitensi in Iran, il presidente ha infatti affermato che ora si è chiusa un’epoca, mentre un’altra si apre: “L’era delle armi nucleari”. Per affrontare questo nuovo periodo storico e le minacce che ha di fronte la Francia (come la Russia, esplicitamente citata all’interno del discorso), Macron ha deciso di rivolgersi all’Europa per chiedere collaborazione. Una collaborazione che passa attraverso la “dissuasion nucléaire avancée”, letteralmente “deterrenza nucleare avanzata" o “diffusa”. “È un concetto totalmente nuovo, di portata storica perché la Francia non ha mai dispiegato armi nucleari sul territorio di un altro Paese”, spiega Yannick Pincé, storico all’Università Sorbonne Nouvelle specializzato nella deterrenza militare.Se la Francia esporta il nucleare in Europa: la deterrenza nucleare diffusaCosa significa nella pratica questa nuova strategia nucleare francese? Per capirlo, prima è necessario capire cosa s’intende per “deterrenza nucleare”. È una strategia militare per scoraggiare il nemico ed evitare così una o più aggressioni nucleari. È la strategia difensiva utilizzata dalla Francia a partire dalla Guerra fredda. Ora Macron vuole sviluppare questo concetto e ampliarlo: da qui il concetto di deterrenza nucleare avanzata.Consisterà in una “cooperazione con gli alleati, ma in realtà non sappiamo ancora fino a che punto si spingerà”, spiega Florian Galleri, specializzato in deterrenza francese dopo la Guerra fredda e attualmente ricercatore post-doc al MIT. La strategia include probabilmente una condivisione di informazioni con gli otto paesi che hanno per ora risposto positivamente all’invito di Macron (Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca) e una loro partecipazione alle esercitazioni militari. La collaborazione dovrebbe anche permettere agli otto paesi partner di ospitare “forze strategiche dell'aeronautica" francese, affinché queste siano distribuite su tutto il territorio europeo. “È ciò che in gergo definiamo fare da spalla”, sottolinea Galleri.Assente, per ora, l’Italia che – seppur invitata – ha rifiutato di partecipare al progetto nucleare francese. Secondo Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale dei Democratici europei, il rifiuto dell’Italia “non è un dettaglio tecnico, ma una scelta politica precisa. Nel momento in cui si rafforza il pilastro europeo della difesa, l'Italia sceglie l'assenza. E quando l'Europa accelera, restare fermi significa arretrare".Cooperazione nucleare sì, cessione di sovranità noTanto restano sfumati i confini della collaborazione tra gli stati, tanto resta centrale un punto nel discorso del presidente Macron: la Francia manterrà la totale e indiscussa sovranità sull’arsenale nucleare. Questo significa che il paese non discuterà con gli alleati né le decisioni finali, né gli interessi vitali da difendere.Criticata come ancora troppo francese e poco europea, questa strategia è, secondo Florian Galleri, pur sempre un passo importante per il nucleare in Europa. “Il fatto che la Francia abbia bisogno delle capacità degli altri paesi per esercitarsi e coordinarsi, implica una dimensione europea”, dice l’esperto francese. In un momento storico in cui l’Europa è minacciata su più fronti (in primis dalla Russia), la deterrenza francese appare come una “risorsa finale, coordinata con gli europei, per fermare una potenziale futura escalation”.Galleri continua sostenendo che “la logica francese è la seguente: la deterrenza è l’ultima spiaggia, perché la Russia, se si sentisse seriamente minacciata, non esiterebbe a usare il proprio arsenale nucleare. E se noi europei non avessimo la capacità di rispondere, ne usciremmo sconfitti”.Anche la Francia annuncia un aumento del numero di testate nucleariIl discorso di Macron aveva tre obiettivi: il primo era di annunciare la deterrenza nucleare diffusa, il secondo quello di annunciare l'aumento del numero di testate nucleari. E così è stato fatto. Il presidente Macron ha infatti annunciato dall’Île Longue: “Ho ordinato di aumentare il numero di testate nucleari del nostro arsenale”, prima di aggiungere che “per essere liberi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti. Questo aumento del nostro arsenale ne è la dimostrazione”.Ma di che tipo di incremento si tratta? Difficile da dire perché, da decenni, i presidenti francesi sono volontariamente estremamente vaghi sull’argomento (e Macron non è da meno). Lo storico Yannick Pincé spiega che la Francia ha vissuto il suo picco negli anni Ottanta del secolo scorso, sotto la presidenza di François Mitterrand, quando si contavano più di 500 testate. Da allora è avvenuto un lento e graduale disarmo. “Gli unici due presidenti francesi che hanno parlato apertamente di nucleare sono François Hollande e Nicolas Sarkozy – spiega –. Entrambi hanno parlato di meno di 300 testate”. Dato che da allora nessun aumento pare avvenuto (o almeno annunciato), il numero di t**estate attuali francesi si stima essere intorno alle 290**.Da un lato, “non comunicando il numero preciso, si lascia il nemico nell’incertezza. Dall’altro si evitano critiche”, spiega Florian Galleri. Se infatti l’aumento fosse troppo consistente, “la Francia potrebbe essere criticata soprattutto da alcuni paesi europei, come Austria o Irlanda. Se invece fosse insufficiente, si potrebbe giudicare l’aumento come poco credibile rispetto alle ambizioni nucleari francesi”. Dopo il discorso di Macron, gli esperti ipotizzano un aumento di poche decine di testate nucleari.Il terzo obiettivo è di politica interna“Il terzo obiettivo del discorso presidenziale è stato quello di evitare polemiche, un obiettivo che possiamo definire riuscito”, dice Galleri, dato che non sono giunte critiche rilevanti né da un campo né dall’altro dell’arco parlamentare francese.Del resto, va tenuto conto del fatto che al presidente Macron resta poco di più di un anno di mandato, prima delle elezioni del 2027 a cui non potrà ricandidarsi. In particolare, il discorso del presidente sembrava indirizzato a rassicurare l’estrema destra francese di Marine Le Pen e Jordan Bardella, per ora in testa ai sondaggi. Il Rassemblement National ha infatti annunciato a più riprese che non appoggia alcun tipo di condivisione in chiave europea dell’arsenale nucleare francese: la sovranità, per l’estrema destra, non è mai negoziabile."Il discorso sulla sovranità ha rassicurato tutti, riuscendo allo stesso tempo a fare un passo avanti sia verso la dimensione europea, sia sull’aumento del numero di testate”, conclude Florian Galleri. Missione compiuta.