Icomitati per il sì chiamano a raccolta i cattolici favorevoli alla riforma della giustizia, e schierano sul palco figure provenienti da diverse tradizioni politiche.

Nel convegno al Pio Sodalizio dei Piceni a Roma si alternano gli esponenti di diverse anime del mondo cattolico. La chiusura, però, è affidata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Che non sembra avere dubbi. "I cattolici - spiega a lavori conclusi - voteranno sì perché puntano alla realizzazione della giustizia, coerente con i principi della dottrina sociale della Chiesa. E questa riforma va certamente in questa direzione". Parole che suscitano la dura reazione dal fronte avverso di Giovanni Bachelet.

"Resistiamo alla tentazione di utilizzare le autorevoli dichiarazioni del Cardinal Zuppi", punge il presidente del comitato civico per il no. Che ribadisce la sua posizione di "cristiano" ma rinuncia a "tirare in mezzo l'autorità della Chiesa". Poi attacca: "sorrido di fronte al maldestro tentativo di altri di millantare un inesistente appoggio della Chiesa italiana al sì al referendum". La dichiarazione di Mantovano, che apre un nuovo terreno di scontro, giunge a margine di un pomeriggio in cui lo stesso fondatore dei comitati cattolici impegnati per il sì al referendum, l'ex ministro Maurizio Sacconi, suona la carica: "per i cattolici partecipare significa essere consapevoli della posta in gioco". Tra gli interventi, anche quelli del dem Stefano Ceccanti di 'Sinistra per il sì' e dell'ex ministro Giuseppe Fioroni, tra i fondatori del Pd. Un parterre che dà modo a Mantovano di snocciolare la linea della "non politicizzazione" della campagna referendaria tenuta dall'esecutivo. "Gli argomenti del sì - incalza - superano i confini della maggioranza e del governo". Per Mantovano è anche il momento di scardinare il "legame tra le sorti del governo e quelli di una riforma costituzionale, stabilito da Renzi". Il sottosegretario si scaglia contro "il 'mandiamo a casa Meloni'" della "propaganda del no", e insiste: "noi stiamo nel merito, è un appuntamento cruciale ma non apocalittico". Insomma, nessun contraccolpo sul percorso dell'esecutivo in caso di esito avverso. Toni pacati, anche se non manca l'ennesima punzecchiatura alle toghe. Mantovano tira fuori un massiccio dossier con "un po' di valutazioni del Csm dal 2016 al 2024 che danno ragione di un mix non particolarmente commendevole tra attività della sezione disciplinare e avanzamento delle carriera" dei magistrati. Cita alcune sanzioni dell'attuale Csm e affonda: "L'Alta Corte disciplinare servirà a sanzionare i magistrati negligenti, distratti, sciatti che non hanno in nessuna considerazione i fondamentali della deontologia".