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3 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:05

Dal giorno dell’attacco congiunto Usa-Israele all’Iran, con il lancio di missili in risposta, i valichi di frontiera sono tutti chiusi. Compreso quello di Rafah, al confine tra Egitto e Striscia di Gaza. Questo fa precipitare la situazione già estremamente precaria della popolazione palestinese, la cui sopravvivenza dipende in larga parte dagli aiuti esterni, e ferma le evacuazioni sanitarie. “Dalla chiusura dei valichi c’è stata una corsa della popolazione a comprare i generi alimentari presenti sul mercato, perché non c’è cognizione di quanto possa durare questa chiusura e di quando Israele concederà nuovamente il passaggio delle merci” racconta Riccardo Sartori, infermiere di Emergency a Gaza, da Deir al-Balah. “Questo ha comportato un aumento esponenziale dei prezzi dei generi alimentari sul mercato: un chilogrammo di pomodori, ad esempio, la settimana scorsa costava 5 shekel. Oggi costa tre volte tanto, 15 shekel. Lunedì il ministro della Sanità di Gaza ha annunciato che le riserve di diesel per far funzionare i generatori degli ospedali hanno autonomia di tre giorni. Quindi, se nulla entra anche l’elettricità non sarà più disponibile per far funzionare gli ospedali. Inoltre, la rotazione del personale internazionale è bloccata”. La popolazione “rimane in balia degli avvenimenti e di quello che succede e della possibile o meno apertura. C’è una gran paura, c’è ancora il ricordo del dei mesi passati di carestia. Le conseguenze della malnutrizione ancora continuano, il 4,4% della popolazione ancora presenta segni di malnutrizione grave o severa”, conclude Sartori.