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13 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 19:35
La situazione sanitaria a Gaza peggiora di giorno in giorno. I continui bombardamenti, la carestia e la proliferazione di epidemie stanno portando al collasso il sistema sanitario. Dopo quasi due anni di invasione militare israeliana, uno dei pochi servizi di microbiologia funzionanti nella Striscia è il piccolo laboratorio nell’ospedale arabo Al-Ahli di Gaza City, alimentato principalmente da generatori diesel e inverter con batteria. È da questo presidio rimasto parzialmente operativo che arriva la mappa dei super batteri che imperversano nell’area. L’analisi, pubblicata su The Lancet infectious diseases, è una fotografia del dramma di vivere in una situazione di conflitto continua: due terzi dei campioni prelevati dai pazienti di Gaza (quasi il 67%) sono multifarmaco–resistenti.
“Il modello che osserviamo – ragionano gli autori – è in qualche modo simile al panorama della resistenza antimicrobica già mappato a Gaza”. Una sintesi ventennale di 29 indagini primarie dagli ospedali di Gaza (2002-21) “ha evidenziato quanto fosse radicata la crisi della resistenza antimicrobica anche prima dell’invasione”. Ciò che è cambiato, affermano gli esperti (ricercatori di Islamic University di Gaza e Al-Ahli Arab Hospital di Gaza City con un collega affiliato a realtà Usa), “è la portata e il contesto clinico del collasso del sistema sanitario: l’ospedale arabo Al-Ahli ha dovuto gestire un numero crescente di ricoveri giornalieri con poco liquido di irrigazione sterile”, gli operatori hanno dovuto curare “ferite rimaste scoperte per giorni“, hanno fatto i conti con “interruzioni di corrente in sala operatoria e solo donazioni occasionali di antibiotici ad ampio spettro. Anche l’accoglienza a lungo termine delle famiglie sfollate fuori dall’ospedale potrebbe aver contribuito alla trasmissione di malattie infettive“.






