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3 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:36
Medio Oriente in fiamme, con l’Iran bombardato da aerei israeliani e americani quando mancano cento giorni al mondiale (11 giugno-19 luglio), mentre ne sono trascorsi ottantotto da quando, durante il sorteggio dei gironi del 5 dicembre 2025, il presidente della Fifa Gianni Infantino premiò Donald Trump con la medaglia della pace. Rivedere le foto di quei momenti è esercizio utile: ci ricorda ancora una volta come il calcio sia caduto in basso. Uno sprofondo totale, con Infantino adorante cultore del sistema MAGA da quando si è messo alle costole di Trump, accompagnandolo in viaggi ufficiali, giocando con lui a golf, raccogliendo le sue confidenze, fino a premiare per la pace un uomo che sta portando la guerra in diversi luoghi critici del pianeta e ha fallito, finora, la missione di fermare il conflitto Russia–Ucraina.
L’amico Trump ha servito un bel piatto a Infantino: la partecipazione dell’Iran al mondiale non è pensabile neppure nella più fantasiosa delle utopie. C’è il problema della sostituzione della nazionale asiatica, ma non è l’unico. Altre rappresentative dell’area del pianeta sconvolta in questo momento dalla guerra – Qatar, Arabia Saudita, Giordania ed eventualmente l’Iraq se dovesse sostituire l’Iran – sono in difficoltà, tra campionati sospesi e grandi star in fuga, vedi Cristiano Ronaldo che ha salutato Ryad ed è tornato in Europa. Il gigantismo del calcio, con il primo mondiale a 48 squadre, sta presentando il suo personalissimo conto. Il circuito si è allargato, in nome del business, ma il mondo nell’ultimo decennio è peggiorato. Una situazione come quella che sta infiammando il Medio Oriente non è più lo scenario di una guerra regionale: il conflitto rischia di risucchiare altri paesi e ha già toccato l’Europa, con i droni lanciati contro la base militare britannica a Cipro.











