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12 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:44

Nonostante Gianni Infantino stia da giorni tentando di negare l’evidenza, i prossimi Mondiali di calcio che si giocheranno a giugno e luglio tra Messico, Canada e in primis Stati Uniti sono destinati a diventare il simbolo di un mondo diviso, tra guerra in Medio Oriente e tensioni geopolitiche globali. “Trump mi ha assicurato che l’Iran è benvenuto“, aveva detto il presidente della Fifa. E ancora: “Grazie al presidente, dimostra che il calcio unisce“. Frasi smentite in poco più di 24 ore da un post pubblicato sul social Truth dallo stesso Trump. Altro che unione e accoglienza, il messaggio sa quasi di minaccia, quanto meno suona come un avvertimento: “La nazionale di calcio iraniana è benvenuta ai Mondiali, ma non credo sia appropriato che siano lì, per la loro vita e sicurezza“, ha scritto il presidente Usa.

In realtà in questo momento è il regime di Teheran a non avere nessuna intenzione di mandare la propria Nazionale ai Mondiali di calcio. Ieri lo ha chiarito anche il ministro dello Sport. D’altronde, sono un Paese aggredito dall’attacco congiunto di Usa e Israele, difficile pensare che possano volare proprio negli Stati Uniti per giocare a pallone come se nulla fosse. Anzi, Teheran ha chiesto che siano gli Usa ad essere esclusi dallo sport, sulla scorta del precedente della Russia. Ovviamente, non accadrà mai: il doppiopesismo del Comitato olimpico internazionale, al di là delle differenti circostanze, è noto. Mentre la Fifa di Infantino è legata mani e piedi all’amministrazione Trump.