Strano a dirsi, inquinano più delle automobili: perché in Europa poco più di mille traghetti emettono, complice un’età media di 26 anni, un quantitativo di CO2 superiore a quello di 6,6 milioni di auto. Il perché è presto detto: gran parte delle unità è ancora vecchia e inquinante, con conseguenze negative per il clima e per l’aria delle grandi città portuali, da Barcellona – qui le più alte emissioni di anidride carbonica - a Dublino (la città portuale europea più inquinata dai traghetti in termini di emissioni di ossidi di zolfo, inquinanti tossici per la salute umana), fino a Genova e Napoli. E ancora: l’Italia, con 2,4 tonnellate metriche di CO2 emesse, è il primo Paese europeo per emissioni di gas serra prodotte durante i viaggi e tre dei suoi porti sono nella top 10 tra quelli con il livello più alto di emissioni. Un report con molte ombre quello condiviso oggi da Transport & Environment, il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti.
Ma c’è un potenziale, ancora in parte inespresso, che lascia ben sperare: l’elettrificazione e l’ibridazione dei traghetti potrebbero, infatti, ridurre le emissioni di CO2 fino al 42% e già oggi l’Italia ha metà della sua flotta tecnicamente idonea alla conversione “full electric”.I numeri, certo, sono significativi: nel solo 2023, i 1.043 traghetti europei analizzati da T&E - molti dei quali di piccole dimensioni - hanno emesso 13,4 milioni di tonnellate di CO2.Dopo l’Italia, mesto fanalino di coda, ci sono Spagna e Grecia: insieme, i tre Paesi emettono 5,7 tonnellate metriche di CO2. Tra i casi virtuosi, la Norvegia: nonostante conti quasi 1,2 milioni di viaggi, ha emissioni relativamente basse grazie a rotte più brevi e imbarcazioni più piccole. Le emissioni italiane derivano al 75% dal traffico domestico e dalle soste portuali.







