Sempre nella piazza sbagliata della storia. La grande iraniana Leila può sgolarsi anche per giorni interi, ma non riuscirà mai a mettere la sinistra di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sulla giusta strada. Troppo furore ideologico, troppa strumentalizzazione, troppo gioco al ribasso e disistima di sé, troppi anni di visioni ottuse e conseguenti letture sbagliate impediscono alla nostra intellighenzia rossa di ascoltare il grido del popolo schiavo degli ayatollah.

L’eroina del giorno è una signora che arriva da Teheran e a Firenze ha interrotto una manifestazione di pacifisti nostrani. Attempati benestanti e malpensanti che protestavano contro l’attacco militare di Usa e Israele al regime, nascosti dietro una bandiera arcobaleno.

Un corteo organizzato dai circoli Arci e dall’immancabile Associazione Partigiani. «Dov’eravate, perché siete stati in silenzio quando il regime in due giorni ha ucciso quarantacinquemila persone, ne ha accecate diecimila e incarcerate altre 53mila?» chiede Leila, rispondendo «sono iraniana, ho diritto di dire la mia» a chi cerca di farla stare zitta o di parlarle sopra.

«Eravamo accanto a voi con il Movimento Donne Vita e Libertà», replica ore dopo con un comunicato l’associazione femminista, cercando di giustificarsi ma dimostrando di non capire: «Come eravamo con l’opposizione iraniana massacrata, così oggi siamo contro la guerra illegale di Washington e Gerusalemme, a cui poco importa del popolo iraniano». Non si può essere con le vittime e con l’aguzzino, non si può proclamare la propria solidarietà ai giovani impiccati e poi condannare la mano che punisce chi li ha mandati al patibolo solo perché ci sta antipatica; o peggio, per calcolo politico. Questa è la politica pelosa della sinistra italiana che fa disperare Leila. «Noi abbiamo i figli e i mariti in Iran, non voi: perché siete in piazza, non vi sta bene che il popolo iraniano ha chiesto aiuto?», si dispera la vera attivista anti-regime.