Uomini di religione diventati potere. E ora sono bersagli. Dopo l’uccisione di Ali Khamenei, il cerchio si è stretto attorno ai volti più esposti del sistema clericale iraniano. I nomi circolano nei dossier occidentali da anni. Ora compaiono nelle rivendicazioni, nelle minacce, nelle indiscrezioni. E nelle voci di morte. Il primo è Alireza Arafi, 67 anni, prodotto puro delle scuole teologiche di Qom, membro del Consiglio dei Guardiani, vicepresidente dell’Assemblea degli Esperti, capo della rete dei seminari. Uomo dell’apparato, cresciuto all’ombra di Khamenei, indicato tra i possibili successori già prima della guerra. Dopo il raid che ha ucciso la Guida Suprema, Arafi è entrato nel consiglio ad interim insieme al presidente Pezeshkian e al capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni Ejei. Nelle ultime ore, però, sono circolate voci sulla sua morte. Al momento nessuna conferma ufficiale da parte di Stati Uniti o Israele. Nessuna comunicazione iraniana che ne certifichi la fine. Ma Arafi è nel mirino, anche se non risulta ancora colpito.