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2 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 19:41

“L’Unione europea ha garantito oltre 70 anni di pace e democrazia“. A Bruxelles, questa frase viene ripetuta come un mantra da presidenti della Commissione e del Parlamento, oltre che da esponenti di diverse famiglie politiche, ogni volta che si presenta l’occasione. Poi, però, ci sono i fatti. Come la scelta di non prendere in considerazione qualsiasi soluzione negoziale del conflitto tra Russia e Ucraina continuando a fornire armamenti e varando faraonici piani di riarmo, o quella di non riuscire a produrre una singola risoluzione di condanna del genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. L’attacco dello ‘Stato ebraico‘ all’Iran, il secondo dopo quello di giugno 2025 ai siti nucleari della Repubblica Islamica, è quindi solo l’ultimo esempio del doppio standard delle ‘pacifiste’ istituzioni di Bruxelles: silenzio mentre le bombe cadevano su Teheran, ferma condanna, invece, della rappresaglia degli ayatollah.

I due pesi e due misure sono però il male minore di un’Europa che tradisce sempre più spesso i suoi principi fondanti. L’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea dice chiaramente che “nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli […] e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite“. Se si ascoltano le dichiarazioni dei vertici Ue, però, questi principi appaiono solo parole impresse su pezzi di carta che a Bruxelles nessuno legge più.