I leader europei hanno reagito con un misto di allarme e cautela all’offensiva lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminata con l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. Da Bruxelles, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di «una nuova speranza per il popolo iraniano», avvertendo però che «questo momento comporta un rischio reale di instabilità, suscettibile di far precipitare la regione in una spirale di violenza».

Sulla sua scia, l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, che ha definito la morte di Khamenei «un momento decisivo nella storia dell’Iran», sottolineando però che «ciò che seguirà è incerto». Pur condannando il regime dei mullah che «ha ucciso migliaia di persone» e «i suoi programmi di missili balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale», Kallas ha affermato che «la protezione dei civili e del diritto umanitario internazionale è una priorità». Prudenza anche da Germania, Francia e Regno Unito che hanno chiarito di «non aver partecipato» ai raid statunitensi e israeliani, pur condannando le ritorsioni iraniane.

Ieri Kallas ha convocato un Consiglio Affari Esteri straordinario per provare a coordinare la risposta dei Paesi europei, che sembrano invece agire in ordine sparso. «Parlerò con il presidente Trump degli ultimi sviluppi in Medio Oriente martedì a Washington. Sono in stretto contatto con i partner in tutta Europa, in Israele e nella regione. Non è il momento di fare la morale ai nostri alleati, ma di restare uniti», ha scritto il cancelliere tedesco Friedrich Merz in un messaggio su X.