Alle anime belle che sulla guerra all’Ucraina e all’Iran fanno il gioco delle tre carte ricicciando il concetto di aggredito-aggressore, per applicare disinvoltamente la regola ideologica che basta spostare la prospettiva e una salita vista dall’alto diventa una discesa e viceversa, vanno ricordate almeno un paio di cosette.

Per fermare Adolf Hitler che aveva aggredito la Polonia furono Gran Bretagna e Francia a dichiarare guerra alla Germania il 3 settembre 1939 e poi a non farla fino a maggio 1940 (Drôle de guerre, Sitzkrieg, Phoney War e Guerra dei coriandoli). Fino ad allora, nel nome dell’appeasement, erano stati tutti accomodanti e ossequiosi verso il criminale tiranno, regalandogli l’occupazione della Renania, il riarmo, l’Anschluss dell’Austria, i Sudeti e poi tutta la Cecoslovacchia; e gli avrebbero dato pure Danzica se il Führer non avesse alzato la posta. E ci vollero 5 anni, 8 mesi e 7 giorni di catastrofe per sconfiggere il Terzo Reich ed estirpare il nazismo.

Con l’Iran i giocolieri delle parole e delle frasi scontate seguite da un’avversativa si comportano in modo similare. Sono più di quattro decenni che il cancro degli ayatollah, della teocrazia medievale, della persecuzione sistematica e della ferocia delle repressioni, avvelena l’Iran e il mondo, esercitando la negazione di Dio nel nome di Allah. Hanno fallito tutti prima dell’uno-due da knock-out di Trump e Netanyahu.