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2 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:16

La massima potenza militare sul pianeta è concentrata nelle mani di un uomo che l’8 gennaio scorso ha dichiarato al New York Times, senza alcun pudore o ipocrisia, di non aver bisogno del diritto internazionale perché i suoi poteri sono limitati solo dalla sua morale personale e dalla sua mente. Per quanto riguarda la moralità di Donald Trump, al netto dei 34 capi di imputazione per i quali è stato giudicato colpevole nel proprio Paese che ne fanno formalmente un presidente criminale, i confini interni sono definiti dalla melma che eruttano i files di Epstein che lo coinvolgono; i confini esterni dalla complicità attiva con il criminale di guerra e contro l’umanità Benjamin Netanyahu. Per quanto riguarda la sua mente, rimando all’ottima ricognizione delle diagnosi che ne ha fatto Oliviero Ponte di Pino su Doppiozero (Trump e gli psichiatri).

A quattro giorni dall’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, nel quale tra i governi europei si sono sprecate le formule di rito su “l’aggressore e l’aggredito” che sostiene armi e sanzioni contro il primo, Netanyahu e Trump hanno aggredito militarmente e congiuntamente l’Iran, un paese sovrano, uccidendo anche la massima autorità politico-religiosa, producendo una “violazione clamorosa della norma fondamentale della Carta delle Nazioni unite” – come scrive il giurista Luigi Ferrajoli (il manifesto, Il crollo della ragione e del diritto) – che ci pone “di fronte al crollo del diritto internazionale”. Sostituito dalla logica brutale della violenza, senza alcuna mediazione. Si tratta della torsione mafiosa delle relazioni internazionali, come avevamo visto anche poche settimane fa con l’aggressione Usa al Venezuela e il rapimento del suo presidente, e confermato con il comitato d’affari per la razzia delle terre palestinesi, radunato sotto il nome di copertura di Board of peace.