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8 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:11

Un anno fa, commentando l’elezione di Trump, sostenevo che gli elettori statunitensi avevano commesso un grave errore nell’eleggere un pregiudicato e fallito golpista: la democrazia mette nelle mani dell’elettore un grande potere, al quale però si associa una grande responsabilità. Un errore nell’esercizio del voto non invalida l’elezione e proprio per questo condiziona il paese per gli anni a venire.

L’errore nel voto si riconosce facilmente a posteriori, perché l’eletto tradisce il suo popolo e i suoi elettori; e infatti si susseguono manifestazioni contro Trump in tutte le principali città degli Stati Uniti. Inoltre, sui social media compaiono con grandissima frequenza ormai da giorni interventi di senatori, avvocati, giudici e giornalisti americani che attaccano Trump da tutti i punti di vista: le violazioni del diritto internazionale in Venezuela; i bombardamenti in Iran, Yemen, Somalia, Siria, Nigeria; le minacce a stati tradizionalmente alleati come Canada e Danimarca-Groenlandia; le misure violente di ordine pubblico che hanno causato la morte di cittadini innocenti; i tentativi di appeasement con Putin.