​VENEZIA - «Ci avevano bloccato il pagamento del welfare perché ritenevano di dover verificare i conti della Fondazione teatro La Fenice e ora scopriamo che nello stesso periodo sono state assegnate all’esterno consulenze per incarichi che dovrebbe ricoprire il soprintendente e lo staff interno al teatro». Nuova miccia sul caso La Fenice e questa volta ad accenderla sono le consulenze affidate a Domenico Muti, figlio del maestro Riccardo Muti, e alla Barabino & Partners un’importante agenzia di promozione. Tanto è bastato per riscaldare gli animi degli orchestrali che proseguono nel chiedere al sovrintendente Nicola Colabianchi la revoca della nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del teatro La Fenice a partire dal prossimo ottobre.

«Nella sezione amministrazione trasparenza del teatro La Fenice abbiamo trovato le due consulenze assegnate ad esterni con soldi pubblici» spiega Marco Trentin orchestrale e segretario provinciale della Fials. La prima riguarda, appunto, il figlio di Riccardo Muti, un contratto triennale sottoscritto a novembre del 2025 per un importo di 30mila euro l’anno. La seconda consulenza ammonta, invece, a 39mila euro per un periodo di sei mesi - dal 15 gennaio scorso al 14 luglio prossimo - ed è assegnata alla Barabino & partners. «L’agenzia che si occupa della promozione di Beatrice Venezi» ha rilanciato ieri il sito Dagospia. «Se così fosse sarebbe un fatto molto grave - prosegue l’orchestrale - nel prossimo incontro con la direzione chiederemo chiarimenti sui fini della consulenza assegnata a questa agenzia. Nel caso di Domenico Muti è specificato il nome e anche l’incarico, invece per l’agenzia non sappiamo a ancora a cosa serva».