VENEZIA - Botta e risposta a distanza, come ci hanno abituati ormai da mesi i sindacati e il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi. Quest'ultimo ieri ha replicato alle accuse lanciate domenica dai sindacati Fials, Cgil, Cisl e Uil in merito ad alcune consulenze che a loro dire sarebbero state superflue in quanto competenza dello staff interno.
Si tratta di un contratto triennale sottoscritto lo scorso novembre con Domenico Muti (figlio del maestro Riccardo Muti) come "procacciatore d'affari" e un altro, per sei mesi, con l'agenzia Barabino & Partners. Società che per i sindacati si occuperebbe della promozione di Beatrice Venezi, la direttrice musicale la cui nomina è contestata da mesi da orchestrali e dipendenti.
Un'altra accusa riguardava la sospensione del welfare aziendale (poi corrisposto) perché la Fondazione non sapeva se i conti avrebbero potuto sostenere l'esborso. Un ricatto, secondo i sindacati.
«Contrariamente a quanto sostenuto - ha risposto Colabianchi - le due consulenze oggetto di discussione, puntualmente pubblicate sul sito, non sottraggono risorse economiche al teatro, bensì sono state istituite con il preciso obiettivo di generarne di nuove, operando su due fronti strategici. La prima delle consulenze è mirata a rafforzare l'immagine e la comunicazione della Fondazione, generando un ritorno di visibilità essenziale nel panorama attuale. L'altra mira all'acquisizione di risorse e alla internazionalizzazione: l'incarico affidato al dott. Domenico Muti, manager dalla esperienza ventennale nel settore, rappresenta una grande occasione strategica per acquisire nuovi fondi e organizzare tournèe. Lo scopo è proprio quello di valorizzare le nostre masse artistiche, permettendo loro di sedimentare nuove competenze e di prendere parte a esperienze professionali altamente prestigiose».






