VENEZIA - Da mesi chiedono le sue dimissioni, da quando ha nominato Beatrice Venezi direttrice musicale del Teatro La Fenice. Ora il sovrintendente Nicola Colabianchi ribalta la richiesta, chiamando in causa direttamente gli orchestrali, in quanto «dipendenti» della Fondazione lirico-sinfonica. «In molti hanno chiesto le mie dimissioni per un atto assolutamente legittimo. Ma è più che logico che le dimissioni le dia chi non è d’accordo, se è un dipendente, con quello che decidono i dirigenti della struttura». Parole dirette, destinate ad alimentare uno scontro che continua ad agitare il teatro e per cui non si vede soluzione. Colabianchi le ha pronunciare in un ambiente in qualche modo “protetto”, come il Rotary di Venezia. Ospite l’altra sera di uno dei tradizionali ritrovi organizzati per i soci.

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Presentato dal presidente del club veneziano, l’avvocato Maurizio Trevisan, che ne ha sottolineato il curriculum, Colabianchi, ormai da un anno alla guida della Fenice, ha ringraziato e scherzato. «Ai miei studenti dicevo di non chiamarmi professore, il titolo di Prodi, Monti, Draghi. Ma maestro, come Gesù». Ha dichiarato il suo grande amore per Venezia: «Come diceva Byron, qui ho trovato l’indirizzo dei miei sogni». Ha accennato brevemente ai suoi progetti per la programmazione del teatro che «deve ritrovare i titoli che erano di repertorio, ma che per tanti motivi sono stati trascurati». Come Fedora di Umberto Giordano, che a novembre aprirà la stagione veneziana. Ma alla fine, anche sulla spinta delle domande di vari soci, è stato il caso Venezi ad animare l’incontro. Colabianchi ha ribadito di aver scelto la musicista lucchese perché l’ha vista al lavoro e apprezzata. «A Cagliari le ho fatto dirigere tre titoli d’opera: Traviata, Tosca e La Favorita. Con risultati assolutamente lusinghieri. Quindi ho pensato, visto che è una direttrice, una donna, che è giovane, che poteva essere una buona idea nominarla direttore musicale».