Sono lì da più di tre mesi, ma adesso la struttura protetta di Vasto chiede di trasferirli. Non trova pace la “famiglia del bosco”, risucchiata com’è nel vortice di carte bollate, perizie e polemiche che da fine novembre dell’anno scorso non la fanno respirare un attimo. Lei, mom Catherine Birmingham, 45 anni, australiana, che (a detta degli operatori della comunità) non riesce proprio a conciliare la sua vita tra quelle mura disposte dalla magistratura. Lui, dad Nathan Trevallion, 52 anni, inglese, unico rimasto a Palmoli, che si sfoga come può, che ogni volta che riesce lo ripete («Faremo tutto quello che lo Stato ci ha chiesto di fare»), che sul casolare lontano dalla città ha deciso di metterci mano tanto che c’è già un progetto per raddoppiarne la metratura. E nel mezzo loro tre, i bambini, il vero fulcro di questa vicenda complicatissima, i gemellini di sei anni e la sorellina di otto, separati, costretti a stare distanti dai loro genitori, a vedere il babbo solo durante le visite prestabilite e la madre quando è l’ora dei pasti. A queste condizioni che si pensava, che si credeva sarebbe potuto succedere?

Succede, adesso, in questo tiremmolla infinito che ancora non vede il termine della perizia personologica (contestatissima, tra l’altro) su Nat e Cate, che ha sollevato esposti su psicologi e assistenti sociali, che è un rincorrersi di dichiarazioni e commenti e nulla di fatto, ecco, succede che la casa famiglia di Vasto scrive al tribunale per i minorenni dell’Aquila, si sfoga, mette nero su bianco i suoi dubbi, domanda se non sia meglio trasferire i Birmingham - Trevallion altrove, in un’altra struttura più idonea, capace di gestire meglio l’attrito con mamma Cate che (si legge nel documento presentato) ha difficoltà a rispettare le regole, che fa salire i suoi figli al secondo piano dove dovrebbe stare lei da sola, che avrebbe addirittura fatto entrare degli estranei (cioè alcuni suoi amici) nella casa d’accoglienza in barba ai protocolli di sicurezza. Che ci fosse tensione, che questa riguardasse in particolar modo Catherine, s’era capito da tempo. Vere e proprie accuse forse no, contrasti sicuramente: d’altronde loro, questa coppia straniera che ha scelto l’Abruzzo come base per un’esistenza alternativa, hanno optato per una vita non comune, neo-rurale, diversa. Però ora la faccenda sta andando un po’ troppo per le lunghe.