Sull’invito in basso a destra c’è una fila di fabbriche stilizzate, hanno le ciminiere alte simbolo del lavoro operaio e della storia produttiva di un territorio. Le ciminiere oggi sono archeologia industriale, ci ricordano perché lo sviluppo non può prescindere dall’identità della nazione, dalle persone, dalle professionalità.
Anche di questo si è parlato ieri a Bologna all’evento “Giustizia e imprese, le implicazioni del referendum” con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in dialogo con Antonio Gozzi, presidente Duferco, e il direttore di Libero Mario Sechi a moderare l’incontro. Si è parlato di quanto il tema della giustizia sia così rilevante per l’economia di un Paese, e di quali conseguenze la riforma che separa le carriere tra giudici e pm possa avere sul sistema produttivo dell’Italia. Non certo una questione di poco conto. La sala dell’Auditorium Illumia è piena, il pubblico attento.
«La riforma non è la bacchetta magica», premette Mantovano, «non immaginiamo che se il sì confermerà la riforma dalla sera alla mattina tutto si risolve. Ma pone le premesse per eliminare quello che è il vero male della magistratura italiana e quindi della giustizia italiana di oggi: la copertura correntizia». Il sottosegretario, che è stato tra l’altro vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino, composto da giuristi, avvocati ed esperti di Diritto, la definisce «una sorta di assicurazione che sottoscrive il magistrato e che, in alcuni casi, funziona da copertura nei confronti di sciatterie, inadempienze e violazioni disciplinari». Inevitabile, quindi, citare la vicenda dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, il quale «non ha agito da solo», ha ricordato Mantovano. «Credo», ha aggiunto, «che nessuno dentro e fuori da quest’aula possa sostenere a occhi aperti che la situazione sia radicalmente cambiata rispetto al 2018. Il sorteggio, a differenza di quello che si dice, non è umiliante. Perché temono il sorteggio allora? Perché disarticola le correnti». In quanto al presunto intento punitivo nei confronti delle toghe rimproverato dal fronte del No al governo, Mantovano taglia corto: «C’è molta retorica e molta enfasi sul punto, ma non è intenzione del governo, di chi sostiene questa riforma, utilizzare lo strumento disciplinare per condizionare le decisioni giudiziarie».







