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2 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 9:54

“Questa è una riforma berlusconiana che ha come padre nobile Licio Gelli. Noi abbiamo intervistato suo figlio, Maurizio, che molto onestamente ha detto che era ora che finalmente attuassero le idee di papà. Quando Licio Gelli era ancora in vita, mi diede un’intervista ai tempi della Bicamerale, mi disse “Dovrebbero pagarmi il copyright“, perché, diceva, a poco a poco arriviamo a quello che ho sempre detto io e cioè che bisogna separare le carriere. Naturalmente Gelli era molto più onesto di questi qua; e quindi diceva bisogna separare le carriere per mettere il pm sotto l’esecutivo“. A sottolinearlo il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, presentando a Roma il libro “Perché No. Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole“, edito da PaperFirst, insieme al magistrato Nino Di Matteo, all’ex sindaca di Roma Virginia Raggi e al presidente M5s Giuseppe Conte. “Si offendono quando richiami Gelli. Ma nel Piano di Rinascita democratica (della P2, ndr) c’è scritto separazione delle carriere”, ha ricordato pure l’ex premier e leader dei Cinque Stelle. Per poi avvertire: “Io ritengo che la riforma Nordio sia ad alto coefficiente politico. Se abbiamo più politica e meno giustizia, significa spazi di impunità per i politici. È un disegno complessivo di cui questi sette articoli della Costituzione che vengono cambiati sono una chiave di passaggio fondamentale. Adesso ci riprovano anche con la legge elettorale: se passa, il Presidente della Repubblica, quando andrà a scadenza Sergio Mattarella, sarà loro o sarà di chi vincerà. Potrebbe riguardare anche un partito, noi ci auguriamo, delle forze progressiste. Ma non è corretto che chi vince prende tutto e nomina gli organi di garanzia”, avverte Conte.