Come mai una manifestazione per uno storico centro sociale torinese, in qualche modo benedetta dal sindaco Stefano Lo Russo di Torino, a cui partecipa il vicepresidente del gruppo di Avs alla Camera Marco Grimaldi, finisce con una guerriglia urbana e atti inediti di violenza? Certo non ci sono più i servizi d’ordine di un tempo anche perché sotto la Mole la decadenza della Fiat ha liquidato i saggi operai che aiutavano a contenere i più folli estremismi. Ma come mai a chi ha organizzato la manifestazione non è venuto in mente che sarebbe potuto succedere quello che è avvenuto? Quando c’era ancora una sinistra responsabile, a Milano con il sindaco Carlo Tognoli e il vice Elio Quercioli non mancavano i rapporti anche con il centro sociale Leoncavallo, che spesso navigava sul crinale della legalità, svolgendo però pure funzioni culturali più o meno apprezzabili: ma era un rapporto basato sul fatto che i leoncavallini non flirtassero mai in alcuna forma con la violenza. Perché quaranta anni dopo, ben lontani dai terribili anni Settanta, non si sa mantenere una linea di condotta come quella di una sinistra che era ancora saggia?

E a proposito di Askatasuna: due intellettuali cari amici di questo centro sociale, Alessandro Barbero e Angelo D’Orsi sono oggi pure testimoni essenziali della campagna per il “No” alla legge Nordio. Anche in questo caso sorprende come una campagna con al suo centro le “tentazioni autoritarie” di Giorgia Meloni, si affidi a persone che un giorno sì e un altro anche, dimostrano grande attenzione per il neo zarista Vladimir Putin. Non sfugge come in un referendum in cui conterà, al di là degli argomenti, la mobilitazione dei votanti, appellarsi a settori radicalizzati, talvolta filo russi, possa apparire conveniente. Dietro questa scelta c’è però una filosofia che una sinistra saggia ha sempre rifiutato: credere che gli elettori siano sbadati, che non capiscano le mosse meschine di chi li vorrebbe dirigere. Puntare sulla stupidità del proprio popolo, sperando che non si accorga degli argomenti insensati usati per mobilitare i più rabbiosamente radicalizzati, è scelta disperata, quasi suicida.