«Si vogliono processare e condannare uomini e donne che per vivere lavorano, pagano le tasse e tengono in piedi il sistema produttivo del nostro Paese». Come al solito, Maurizio Landini attacca il governo, ma dimentica di dire che, quei lavoratori, a occupare la tangenziale di Bologna, ce li ha mandati lui. O meglio, i leader locali del suo sindacato. Perché se il corteo organizzato ieri nell’ambito dello sciopero nazionale dei metalmeccanici si è trasformato in una fattispecie di reato, beh, la colpa è anche sua. Il segretario Cgil, come i suoi colonnelli emiliani, sapeva benissimo che, dopo la stretta introdotta con il decreto Sicurezza dal governo Meloni, il blocco stradale è un reato. E che chi vìola la legge rischia fino a due anni di carcere. Ma a Landini il ruolo di vittima non glielo toglie nessuno. Così ieri non ha aspettato un attimo a cavalcare in modo pretestuoso la vicenda. E con lui tutta la sinistra politica.
Ma prima i fatti. I metalmeccanici di Fim, Fiom e Uilm hanno scioperato in tutta Italia per chiedere la riapertura del tavolo negoziale con Federmeccanica/Assistal per il rinnovo del contratto nazionale di categoria, scaduto ormai da un anno. Partecipazione altissima (70%), rivendicano i sindacati: «L’adesione è stata straordinaria, “Fabbriche vuote e piazze piene” nelle 19 manifestazioni effettuate in tutte le Regioni nelle principali città» si legge in una nota. A Bologna il corteo delle tute blu è partito poco prima delle 10 di mattina. Alla marcia c’era tutto lo stato maggiore delle tre sigle regionali più il leader nazionale della Fim Ferdinando Uliano. Due le regole di ingaggio del corteo, che ha sfidato il dl Sicurezza appena approvato: una durata di 45 minuti per un chilometro e mezzo fino all’uscita Fiera e nessun fumogeno. Tuttavia, anziché seguire il percorso concordato con le autorità, i manifestanti hanno deciso di entrare in tangenziale dall’ingresso 7. E questo nonostante lo schieramento dei reparti della polizia che, spiega una nota della Questura, «per scongiurare il verificarsi di ulteriori situazioni di pericolo, hanno evitato respingimenti con l’uso della forza».








