NEW DELHI - Gli stuoli di militari che abitualmente presidiano i controlli di sicurezza fanno salotto. I funzionari del Bureau of Immigration sonnecchiano. I lunghi corridoi che portano ai gate sono deserti. I ragazzi che portano avanti e indietro sulle loro macchinine elettriche i tantissimi viaggiatori indiani con problemi di deambulazione (o poca voglia di camminare) sono talmente annoiati che si offrono di portare anche me. Non più un ragazzino, ma neppure la classica auntie in lista d’attesa per il trapianto d’anca. «Mai visto niente di simile dai tempi della pandemia», dice una hostess di Air India.
L’Indira Gandhi International Airport è lo scalo più frequentato del Paese più popoloso della Terra e nel secondo giorno di bombardamenti sull’Iran, di rappresaglie missilistiche contro le basi Usa nel Golfo e chiusura dei cieli del Medio Oriente è irriconoscibile. Niente coda al check-in, niente coda ai banchi dell’immigrazione, niente coda ai controlli di sicurezza. Una situazione che è lo specchio fedele della più grande interruzione mondiale del trasporto aereo dai tempi del Covid.
Sono infatti migliaia i voli delle principali compagnie aeree di Medio Oriente, Europa, Asia-Pacifico e Stati Uniti ritardati o cancellati, a seguito delle chiusure dello spazio aereo in Iran, Iraq, Israele, Siria, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. L’Aeroporto Internazionale di Dubai ha subito danni durante gli attacchi iraniani e anche gli scali di Abu Dhabi e del Kuwait sono stati colpiti. Secondo i dati della piattaforma di tracciamento dei voli FlightAware, migliaia di voli sono stati cancellati in tutto il Medio Oriente.













