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Cia e Israele avrebbero anticipato l’attacco per colpire un vertice segreto. Decisivo il tracciamento di Khamenei e l’uso di sistemi di intelligenza artificiale nelle valutazioni operative
Tutti si aspettavano un attacco all’Iran nel cuore della notte e invece americani e israeliani hanno colpito in pieno giorno decapitando, già nelle prime ore di un’operazione ancora in corso, la testa del serpente, l’ayatollah Ali Khamenei. Le intelligence di Washington e Tel Aviv avrebbero aspettato a lungo che si materializzasse un incontro tra alti dirigenti politici e militari della Repubblica Islamica in modo da poterli uccidere tutti nello stesso momento. Una strettissima finestra di opportunità che si è aperta ieri mattina durante la quale sono stati identificati ben tre vertici dei massimi rappresentanti del regime e che ha reso indispensabile agire senza aspettare l’oscurità.
Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, i jet israeliani avrebbero sganciato una trentina di bombe sul complesso all’interno del quale si trovava Khamenei. Almeno tre, oltre all’ayatollah, gli altri alti funzionari iraniani rimasti uccisi nel blitz: uno dei principali consiglieri per la Sicurezza della Guida Suprema, Ali Shamkhani, comandante delle Guardie della Rivoluzione, Mohammad Pakpour, e il ministro della Difesa, Amir Nasirzadeh.






