I romani per ben sette secoli non riuscirono a conquistarla, gli arabi ce la fecero in un ventennio e gli inglesi assieme ai sovietici se ne impadronirono in un mese. La Persia, superpotenza dell’epoca antica, non poteva non entrare in rotta di collisione con Roma, ma nessuna guerra con alterne vicende fu mai risolutiva. I Sasanidi che non si erano piegati neppure ai bizantini dovettero però chinare il capo davanti alle truppe dei califfi e inginocchiarsi pure al nuovo credo islamico. I persiani riconquisteranno l’indipendenza dall’Impero ottomano nel XVII secolo. All’alba del Novecento l’Impero britannico e quello zarista si divisero la Persia in sfere di influenza, con un simulacro di indipendenza che consentì al Paese di rimanere formalmente neutrale durante la prima guerra mondiale. La scomparsa della Russia dei Romanov e dell’Impero ottomano lasciò la Gran Bretagna arbitra del destino della Persia, ma non riuscì a farne un protettorato, a causa delle forti resistenze interne cementate nel legame tra sentimento nazionale e credo religioso.
La svolta avviene nel 1921. È la Brigata cosacca persiana, da un anno agli ordini del colonnello Reza Khan, a togliere per sempre dalla scena la dinastia Quajar. Questo corpo militare era stato adottato dalla corte dopo una visita a Pietroburgo nel 1878 dello scià Nasser al-Din che, impressionato dalla guarda imperiale durante una manovra, aveva deciso di adottarne una uguale a Teheran col permesso dello zar Alessandro II che gli aveva inviato ufficiali esperti per l’addestramento. I cosacchi persiani erano stati sotto comando russo fino alla rivoluzione di ottobre del 1917. Reza Khan Pahlavi (1878-1944), entrato nella Brigata a 16 anni, da comandante decide di assumere il potere con la forza ed entra nella capitale senza incontrare resistenza. Per tre anni si accontenta di essere capo delle forze armate mentre intanto consolida e allarga il suo potere, ispirandosi al modello di Mustafa Kemal Ataturk in Turchia. Il 12 dicembre 1925 si fa incoronare nuovo re di Persia e l’anno dopo assume la porpora imperiale con l’appoggio del clero sciita, aprendo alla modernizzazione per quanto con metodi autoritari e spregiudicatezza. Si libera subito dai religiosi e laicizza lo Stato, proibendo alle donne l’uso del chador e dell’hijab.










