Mi chiederai - scriveva Tommaso Fiore nella sua corrispondenza con Piero Gobetti - come ha fatto questa gente a scavare ed allineare tanta pietra. Io penso che la cosa avrebbe spaventato un popolo di giganti. Questa è la Murgia più aspra e più sassosa: per ridurla a coltivazione facendo le terrazze non ci voleva meno della laboriosità di un popolo di formiche”.

Così l’intellettuale pugliese descriveva la Murgia barese, tra le cui rocce c’è Gravina. Ma questo breve romanzo epistolare racconta anche molto di cosa siamo, noi gente del Sud, e della strada che abbiamo percorso per spiegare cosa siano le nostre radici e perché queste raccontino con straordinaria potenza il nostro futuro.

Un popolo di formiche è infatti la cronaca di un viaggio: un viaggio nella storia dei cafoni pugliesi, che con coraggio e determinazione hanno scavato nella roccia, hanno costruito ponti e dighe, hanno tessuto relazioni, hanno arato la terra e seminato idee, progetti, imprese.

Quello di Gravina Capitale della cultura per il 2028 è quindi un progetto strutturato e definito, con cifre, azioni, ricadute, soggetti coinvolti e prospettive di sviluppo. Insomma: non è l’ennesimo appello meridionalista.

Gravina capitale della Cultura, anche Basilicata e Calabria spingono la finalista pugliese: “Uniti”