Sanremo, 27 feb. (askanews) – Il Maestro Enrico Melozzi è uno dei direttori d’orchestra più amati del Festival di Sanremo, in giunto quest’anno alla sua decima partecipazione. Noto per il suo approccio “rock” ma profondo conoscitore della musica classica, Melozzi è diventato una figura centrale della kermesse, spesso associato al successo di artisti giovani e innovativi, non a caso quest’anno all’Ariston dirige Leo Gassmann e le Bambole di pezza. Ai microfoni di askanews ospite del Villaggio del Festival a Villa Ormond Melozzi ha risposto così a chi lo definisce “l’erede del grande Maestro Beppe Vessicchio”.
“Sono completamente estraneo a ogni concetto di eredità perché non credo che quello che fatto Peppe (Vessicchio) sia in qualche modo tramandabile. Lui ha lasciato un’eredità enorme, patrimonio immateriale preziosissimo che io e tutti i miei colleghi abbiamo studiato. A me ha lasciato davvero tantissimo. La prima volta che ho diretto un’orchestra in televisione era nel 2002-2003, lo feci sostituendolo, quella fu per me la prima volta”, ha ricordato.
“La sua eredità più bella, secondo me, è al di là di tutto l’aspetto tecnico e musicale, le sue innovazioni, del fatto che lui è stato il primo direttore dell’orchestra a parlare a Sanremo. Dopo di lui solo Lucio Dalla è riuscito a cantare a Steremo dirigendo l’orchestra per Pier Davide Carone poi noi siamo rimasti sempre muti”, ha ricordato.













