«Il livello, rispetto allo scorso anno, si è abbassato: per me il 60% delle canzoni non è all’altezza». È il parere del produttore discografico imperiese di fama internazionale Stefano Senardi sulla 76ª edizione del Festival di Sanremo. Con alle spalle quattro decenni di storia della kermesse, di cui due edizioni al fianco di Fabio Fazio con la Rai, le altre come discografico in ruoli differenti, Senardi osserva la gara con l’occhio di chi conosce profondamente i meccanismi dell’industria musicale.

Troppi artisti in gara

«Trenta artisti in gara sono troppi - esordisce -. Oltretutto concentrarsi sugli artisti è sbagliato: sempre di più i Festival ci stanno abituando a giudicare gli interpreti e non le canzoni. Ci si dimentica che si dovrebbero giudicare i brani. Si vede soprattutto in questa edizione in cui si cerca di rappresentare tutti i generi, ma c’è meno attenzione alla scelta delle canzoni».

Il rapporto coi giovani

Secondo Senardi, negli ultimi anni il Festival si è avvicinato molto ai giovani. «Dalla conduzione di Amadeus a oggi la kermesse ha attirato nuovo pubblico giovane ed è una cosa positiva. Forse però la scelta di puntare su artisti amati dai giovanissimi lasciando una conduzione più tradizionale con Carlo Conti e Laura Pausini potrebbe non funzionare fino in fondo». Un punto critico resta la struttura complessiva dello spettacolo.