ROMA – Ormai è una star di Sanremo. L’annuncio “dirige l’orchestra il maestro Enrico Melozzi” solleva un entusiasmo riservato ai grandi direttori del festival, Vessicchio in testa. All’Ariston ha diretto Noemi e i Pinguini Tattici, Achille Lauro e Ghali per citarne solo alcuni. Compositore, tre diplomi al Conservatorio, con Giovanni Sollima ha fondato il collettivo 100Cellos, 100 violoncellisti in tour perenne. È l’ideatore de La notte dei serpenti, evento che coniuga le tradizioni musicali abruzzesi (Melozzi è nativo di Teramo) con una forma orchestrale e sinfonica. Oggi in prima serata su Rai2 e Rai Radio 2 la terza edizione del concerto condotto da Andrea Delogu. Sul palco anche Riccardo Cocciante, Rocco Hunt, Elettra Lamborghini, Paola Turci, Filippo Graziani.

La Notte dei serpenti nasce da un’idea forte e rischiosa. Perché proprio il serpente come simbolo?

«Fin da bambino ho riarrangiato musica di ogni tipo. Canzoni cubane, balcaniche, taranta, ma non avevo mai lavorato con la musica della mia terra. Per un anno ho studiato i simboli: l’Abruzzo è da sempre associato alla pecora, un simbolo non potente. Il serpente era il culto della dea Angizia, poi ha un riferimento al sesso, all’infinito, al cerchio del tamburello. È un simbolo esoterico. Per la cronaca, io ho il terrore dei serpenti».